Siamo alla fine di questo racconto, la storia insegna ad affrontare le sfide del futuro, così anche negli sport i giovani atleti sono ispirati dall’esempio dei grandi campioni del passato, li guardano come giganti da superare, per poter arrivare sempre più in alto.

Tra il 70’ e gli anni 80’

Conclusasi l’epoca di Merckx e Gimondi, nel 1979, a soli 21 anni, Giuseppe Saronni vinse il suo primo Giro d’Italia davanti a colui che sarebbe diventato il suo più grande rivale, Francesco Moser. A inizio anni Ottanta arrivò al Giro d’Italia il francese Bernard Hinault: già dominatore al Tour, il celebre campione partecipò a soli tre Giri, nel 1980, 1982 e 1985, vincendoli tutti. Giovanni Battaglin, Saronni e Moser (finalmente vincitore a quasi 33 anni) si spartirono, rispettivamente nel 1981, 1983 e 1984, gli altri successi nella prima metà del decennio.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, con il ritiro dalle corse di Hinault e il calo di Moser e Saronni, le vittorie della “Corsa rosa” tra il 1986 e il 1989 andarono a Roberto Visentini, all’irlandese Stephen Roche (che in quel 1987 vinse anche Tour de France e titolo mondiale), allo statunitense Andrew Hampsten, primo non europeo a far suo il Giro, e al francese Laurent Fignon. Da segnalare, tra i fatti di questi anni, l’episodio della bufera di neve sul Passo Gavia al Giro 1988, con il successo di tappa di Erik Breukink davanti a Hampsten (poi vincitore), e i pesanti distacchi rimediati dagli altri favoriti. In questo periodo Milano ospitò l’arrivo del Giro in sole tre edizioni, mentre la partenza, eccetto che nel 1982, non avvenne mai nel capoluogo lombardo.

Gli anni 90’ e Pantani

Nella prima metà degli anni 1990 il Giro fu animato dalle sfide tra Gianni Bugno, Franco Chioccioli, Claudio Chiappucci e Miguel Indurain. Bugno indossò la maglia rosa dal prologo all’ultima tappa nell’edizione 1990, Chioccioli fece suo il Giro 1991, mentre Chiappucci dovette accontentarsi di tre podi, due secondi e un terzo posto. Indurain, già protagonista al Tour de France, conquistò invece, grazie al predominio nelle prove a cronometro, le edizioni del 1992, con oltre cinque minuti su Chiappucci, e del 1993, in cui precedette di meno di un minuto, e non senza difficoltà, il lettone Pëtr Ugrjumov.

Gli anni 90’ e Pantani
Gli anni 90’ e Pantani

Nel 1994, il Giro andò al giovane Evgenij Berzin: il russo prese il comando nella quarta tappa a Campitello Matese e pochi giorni dopo consolidò il vantaggio vincendo la cronometro di Follonica. Sulle Dolomiti, quando tutti aspettavano la risposta del grande favorito Indurain, si prese la scena un altro giovane corridore, Marco Pantani, che staccando tutti i principali uomini di classifica negli arrivi di Merano e sull’Aprica, giunse a un minuto dalla maglia rosa. Berzin, però, fece sua un’altra cronometro in Liguria e ristabilì le distanze con l’avversario, precedendo a Milano proprio Pantani e Indurain, quest’ultimo per la prima volta sconfitto al Giro. Marco Pantani in maglia rosa al Giro 1998 Nelle successive edizioni trionfarono, nell’ordine, Tony Rominger, Pavel Tonkov e Ivan Gotti. Marco Pantani, tornato al Giro dopo due forfait per infortunio e un ritiro per una caduta , riuscì a vincere l’edizione del 1998. In quell’anno, “il Pirata” dapprima, dopo una lunga rincorsa, estromise il favorito Alex Zülle dalla corsa al podio, dopodiché batté Tonkov in salita al Plan di Montecampione e nella successiva cronometro individuale, conquistando definitivamente la corsa e la classifica scalatori. Poche settimane più tardi, Pantani avrebbe trionfato anche al Tour de France, diventando l’ultimo ciclista a esser riuscito a inanellare la cosiddetta “doppietta Giro-Tour” nello stesso anno.